sabato 31 ottobre 2009

A Cagliari i video di Matthew Barney



Per la prima volta a Cagliari i film di Matthew Barney DE LAMA LAMINA e DRAWING RESTRAINT 9 saranno proiettati in 35mm presso il Centro Comunale d'arte e cultura Ex Vetreria, giovedì 5 e venerdì 6 novembre 2009 durante il festival letterario LEGGENDO METROPOLITANO, all'interno della sezione dedicata alle arti visive dal titolo “Arte e Trasformazione” a cura di Francesca Sassu e Giacomo Pisano.


Programmazione:


giovedì 5 novembre Anteprima del Festival

h. 18:30 DRAWING RESTRAINT 9

introduzione a cura di Piero Pala (Complus Events) e Fabio Cleto (Università di Bergamo)

venerdì 6 novembre

h. 21:30 DE LAMA LAMINA

introduzione a cura di Piero Pala


per info sulle proiezioni: tel. 340.2640505 (Francesca Sassu)

domenica 25 ottobre 2009

L'indiano in giardino



L'INDIANO IN GIARDINO
progetto di Alek O. e Santo Tolone
in collaborazione con Isola Art Center

Inaugurazione giovedì 29 ottobre 2009, ore 19.00
29 ottobre – 1° novembre 2009
Inizio percorso Bar La Cantinetta, P.le Archinto, Milano

con Pedro Barateiro, Dafne Boggeri, Marco Colombaioni, Camilla Candida Donzella, Alessandro Di Giampietro, Lucie Fontaine, Francesco Fossati, Matteo Rubbi, Manuel Scano, Mauro Vignando e Zhou Tao

Un indiano pellerossa è in una limousine dagli interni neri. È nudo e la pelle dei sedili a contatto col suo corpo lo fa gelare: dalla sua bocca esce una nuvola di fiato che appanna i vetri. L'indiano sbuca dal tettuccio dell'auto e fugge via. Ricompare al centro di un cavedio adibito a magazzino per insegne luminose dismesse. L’indiano gira lentamente su se stesso, alza gli occhi e sopra la sua testa c’è uno squarcio geometrico di cielo. Allora risale le strette pareti che lo circondano, aggrappandosi con le mani e spingendo con i piedi, e se ne va. Scendendo distrattamente le scale di un laboratorio sotterraneo si ritrova l'indiano: questa volta blocca il passaggio alla stanza successiva. Con le braccia conserte sorride, obbliga i presenti alla convivenza in uno spazio minuscolo costituito da una breve rampa di scale. Alle prime luci dell'alba, in una piazza attorniata da palazzi silenziosi, un bar con tavolini rossi sul marciapiede diventa la ludoteca che avremmo rischiato di non avere. L'indiano aspetta seduto toccando piano le pedine di legno. Appoggia al muro la nuca coperta di piume e guarda il viso del suo compagno di giochi. Poi scrolla il capo e si sfrega le gambe con le mani. Si alza e inizia a correre, per fermarsi solo davanti a un autosalone con vetture di lusso dalle silhouette allungate: la cancellata aperta scopre un tappeto di auto strette una contro l'altra. Un indiano pellerossa è in una limousine dagli interni neri.
L’indiano è il soggetto di una fantasia innocente e spericolata che entra nel nostro quotidiano; gli spazi dove compare sono tutto fuorché casuali.
La disposizione dei luoghi, però, è imprevedibile: quasi fossero le stanze ricollocate di un museo saltato in aria. Si concentrano in poche vie, sparpagliate all’interno del quartiere Isola, un perimetro e una realtà con cui i due organizzatori - insieme ad altri artisti, alcuni dei quali coinvolti in questa collettiva - si sono già confrontati.
L’esplosione di un ipotetico museo sembra essere anche la metafora per raccontare il nuovo approccio scelto per L’indiano in giardino. Annullata la figura del curatore, rimane soltanto la forza organizzativa unita alle opere degli undici artisti coinvolti che, in alcuni casi, lavorano insieme per la prima volta.

Manuela Ravasio


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Orari di apertura
17:00 – 20:00

Sedi espositive, quartiere Isola, Milano
P.le Archinto – bar La Cantinetta
Via dal Verme, 2 – cavedio condominiale
Via Pollaiuolo, 8 – autorimessa Mariani
Via Lambertenghi, 25 – studio
P.za Minniti – edicola Ambrosini

venerdì 23 ottobre 2009

La persistenza della memoria



Persistenza della memoria di Salvador Dalì in versione Simpson
via lukiness
via sisifo


Per tutto il viaggio la mia debolezza mi fece appisolare di continuo contro il finestrino dello scompartimento, il Danubio, il gotico, gli imperatori tedeschi, pensavo nel dormiveglia, ma non appena mi riscuotevo il mio primo pensiero andava regolarmente agli ottomila marchi. Il signor Rudolf de Le Roi, il portavoce del Settore Cultura dell'Associazione Federale dell'Industria Tedesca che mi aveva procurato la Borsa, non lo conoscevo. Probabilmente sa della mia malattia, pensai, e proprio a causa della malattia mi ha fatto avere la Borsa. Questo pensiero sminuiva la cosa, perché avrei preferito ricevere il premio per Perturbamento o per Gelo e non per il morbo di Boeck. Ma non dovevo almanaccare, mi vietai di svalutare quella Borsa ancor prima di riceverla. Prima di te questa Borsa l'hanno ricevuta Doderer e Gütersloh, due grandi scrittori di comprovato valore, pensai, anche se io, quelle due celebrità, non le capivo né potevo capirle. Tre giorni fa ancora in un letto d'ospedalee ora già in viaggio per Ratisbona, dove il gotico ti aspetta, pensai. Il Danubio si faceva sempre più stretto e il passaggio sempre più ridente, infine, là dove ridiventava di colpo desolato e grigio e insignificante, ecco Ratisbona. Scesi dal treno e andai subito all'Hotel Thurn und Taxis. Era davvero un albergo di prim'ordine per una città come Ratisbona. A me piacque, e in effetti mi trovai subito bene in quell'albergo, perché fin dal primo momento non fui solo, bensì in compagnia di Elisabeth Borchers, che avevo già visto una volta in Lussemburgo a uno dei tanti cosiddetti incontri fra poeti ai quali intorno ai vent'anni mi ero presentato con le mie poesie. Così non si era neppure affacciata la noia che ogni volta mi assale in tutti gli alberghi del mondo, quando ci arrivo da solo. Sapevo che la Borchers è una persona intelligente e una signora di fascino, e con me la sua fama si confermò alla perfezione. Andammo a zonzo per la città, ridemmo a briglia sciolta e approfittammo dell'occasione che avevamo di goderci una serata in piena autenticità. Naturalmente non tirammo tardi, la malattia mi fece crollare presto nel mio letto. Il giorno appresso conobbi il signor Rudolf de Le Roi e il direttore di «Akzente» Hans Bender, il quale, a quanto presumo, aveva voce in capitolo nell'assegnazione della Borsa. Possiedo ancora una fotografia con la Borchers e Bender presso una fontana gotica di Ratisbona. La città non mi piacque, è fredda e ti respinge e, se non avessi avuto la Borchers e la prospettiva degli ottomila marchi, ne sarei probabilmente ripartito dopo nemmeno un'ora. Come le odio, queste città tedesche di media grandezza con i loro celebri monumenti architettonici, da cui gli abitanti si lasciano rovinare per l' intera vita. Chiese e vicoli angusti dove vegetano persone sempre più ottuse. Salisburgo, Augusta, Ratisbona, Würzburg, le odio senza esclusioni, perché da secoli vi è tenuta in caldo l' ottusità. Ma continuavo a pensare agli ottomila marchi. Al tempo del mio ricovero per il morbo di Boeck si erano accumulati tanti di quei debiti, adesso potrò saldarli tutti, pensavo. E alla fine mi rimarrà pure una somma tutta per me. Così lasciai che si avvicinasse la mattina in cui mi sarebbe stata solennemente consegnata la Borsa del Settore Cultura dell'Associazione Federale dell'Industria Tedesca (com'è naturale, io mi sforzo sempre di citarne correttamente la denominazione completa. Il signor de Le Roi venne a prenderci, me e la signora Borchers, e andammo al municipio, che è considerato uno dei più squisiti del gotico tedesco. Quanto a me, minacciò di schiacciarmi e soffocarmi, appena vi entrai, ma mi dissi: coraggio, coraggio, resisti, fa' tutto quello che vogliono da te e poi prendi l'assegno di ottomila marchi e sparisci. La cerimonia fu piuttosto breve. Il signor von Bohlen und Halbach, l'allora presidente dell'Associazione Federale dell'Industria Tedesca, avrebbe consegnato ufficialmente la Borsa alla signora Borchers e a me. Noi due avevamo preso posto in prima fila con il dottor de Le Roi. Alla nostra destra e alla nostra sinistra sedevano le alte cariche cittadine, anche il borgomastro con il suo pesante collare. Io avevo mangiato troppo la sera prima e mi sentivo malissimo. Non mi ricordo affatto se ci fu un discorso. Gli ospiti d'onore minacciavano di far esplodere il salone municipale delle feste. Quasi non riuscivo a respirare. Rischiavo il soffocamento, in quell'aria da salone delle feste. Tutto grondava sudore e dignità. Ma avevamo riso tanto la sera prima, la signora Borchers e io, pensai, già per questo ne era valsa la pena. E ora, per giunta, anche gli ottomila marchi! Fra poco tutta questa messinscena sarà finita e ci allungheranno l'assegno! pensai. Anche questa volta, naturalmente, sul palco aveva preso posto un complesso di musica da camera, che cosa abbia suonato non lo so più. E poi giunse pure, del tutto a sorpresa stando al ricordo che ne ho, il momento culminante. Il presidente von Bohlen und Halbach salì sul palco e lesse da un foglietto quanto segue:... e con ciò l'Associazione Federale dell'Industria Tedesca consegna le Borse per il millenovecentosessantasette alla signora Bernhard e al signor Borchers! La mia vicina trasalì, io me ne accorsi. Ebbe davvero un momento di panico. Le strinsi la mano e dissi che doveva pensare soltanto all'assegno: signor Borchers e s i g n o r a B e r n h a r d , o s i g n o r Bernhard e signora Borchers, come sarebbe stato più consono, era in fondo indifferente. La signora Borchers e io salimmo sul palco del municipio di Ratisbona, dove, a parte gli interessati e forse anche il signor de Le Roi e il signor Bender, nessuno aveva rilevato l'errore del signor von Bohlen und Halbach, e ritirammo ciascuno un assegno di ottomila marchi. Trascorremmo un'altra bella giornata in quella terribile città, poi io feci ritorno a Vienna, dove mia zia ebbe buona cura di me. Un anno fa mi è capitato tra le mani un cosiddetto numero commemorativo dell'almanacco del Settore Cultura dell'Associazione Federale Tedesca, il cosiddetto «Jahresring», in cui sono orgogliosamente elencati tutti i vincitori della sua Borsa. Solo il mio nome mancava. Che il dottor de Le Roi, l'amabilissimo signore di cui serbo ricordo, mi abbia cancellato dall'elenco a causa della mia condotta, per me assolutamente ineccepibile, negli anni frattanto intercorsi? In ogni caso ho qui l'occasione di far sapere che anch'io ho ricevuto quella Borsa del Settore Cultura dell'Associazione Federale dell'Industria Tedesca. E precisamente a Ratisbona. Più precisamente nel municipio gotico di Ratisbona.
Thomas Bernhard

Repubblica — 21 ottobre 2009 pagina 59 sezione: CULTURA

e grazie a lukiness per il link

lunedì 5 ottobre 2009

I nomi degli alberi. Walking workshop 15-17 settembre












Un grazie di cuore a Zarina Bhimji, per averci regalato il suo sguardo su questo walking workshop, che si è svolto fra il 15 e il 17 settembre in occasione del progetto I nomi degli alberi. Tutte le foto sono sue (tranne quella di gruppo dove c'è anche lei!).